02 Aug, 2021

Dogaie Prato AgensirIl reparto di confezioni aperto nel carcere della Dogaia di Prato dall’azienda tessile Pointex è pronto per iniziare la produzione. Cinque detenuti avranno così la possibilità di essere impiegati in un lavoro vero in vista di un futuro reinserimento nella società. Vede la luce il progetto presentato a fine novembre 2019 e che coinvolge la direzione della casa circondariale, la Fondazione Solidarietà Caritas onlus di Prato, la Società della Salute e la Cooperativa sociale San Martino di Firenze.
Questa mattina, alla presenza del vescovo Giovanni Nerbini e del sindaco Matteo Biffoni, sono stati inaugurati e benedetti i macchinari e le attrezzature che serviranno per realizzare fodere per cuscini e materassi. “Si tratta una appendice della nostra azienda aperta in carcere – spiega Marco Ranaldo, titolare della Pointex –: noi forniremo materiale semilavorato e ai detenuti toccherà il compito di taglio, cucitura e confezionamento”. La Pointex di Capalle, azienda specializzata nel settore, si è posta come obiettivo produrre dai 300 ai 500 pezzi al giorno.
Nel progetto “Confezione” saranno impiegati - prima con un tirocinio e poi con un regolare contratto - cinque detenuti in regime di semilibertà o che possono usufruire delle possibilità offerte dall’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario che permette loro di poter essere assegnati a un lavoro, anche esterno, o a corsi di formazione professionale. I turni sono di otto ore per cinque giorni la settimana. Attualmente alla Dogaia sono 150 i carcerati impegnati in attività lavorative, ma si tratta di occupazioni che riguardano la vita carceraria: cucina, pulizie e lavanderia. Il progetto Confezione è la prima esperienza di lavoro “esterno”.
Il progetto prende vita con un anno di ritardo, per l’emergenza Covid. La Caritas di Prato, attraverso il braccio operativo della Fondazione Solidarietà Caritas onlus, ha coordinato tutta l’iniziativa, mentre la Società della Salute di Prato ha contribuito con 20mila euro alla sistemazione del nuovo reparto di produzione con il pagamento dell’impianto elettrico e della messa a norma dei locali. Per la gestione del lavoro e dei lavoratori ci si è affidati alla Cooperativa sociale San Martino della Caritas diocesana di Firenze.
Questa iniziativa sancisce la grandezza e la validità della nostra Costituzione e la sua messa in pratica – afferma il vescovo Nerbini – non c’è questione più importante del lavoro perché un detenuto possa aprirsi a un vero riscatto”.

Fonte e fotografia AgenSir